mercoledì 28 marzo 2018

Il labirinto del fauno



"Pan's labyrinth"
Regia: Guillermo Del Toro
Sceneggiatura: Guillermo Del Toro
Attori: Ivana Baquero, Sergi Lopez, Maribel Verdù, Doug Jones, Ariadna Gil, Alex Angulo

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In spagna, durante la dittatura di Franco, gruppi di ribelli armati causano non pochi problemi al regime e pertanto un numeroso gruppo di soldati viene trasferito in una delle zone in cui risiede uno di questi gruppi. Ofelia, una bambina di dodici anni che adora le storie di fate, sta per raggiungere, insieme alla madre, l'accampamento comandato dal nuovo marito di quest'ultima, così che il bambino che aspetta possa nascere in presenza del padre e Ofelia teme per la salute della madre, che diventa ogni giorno più debole. Una notte, la bambina incontra una fata che la conduce attraverso il misterioso labirinto che si trova all'interno della proprietà e qui incontra un misterioso fauno, che gioisce di aver ritrovato la sua principessa, ossia Ofelia, la quale dovrà superare delle prove per dimostrare di essere degna e riguadagnarsi la sua immortalità. Così, mentre il suo patrigno- comandante continua ad attaccare e torturare i ribelli, la piccola dovrà superare tre prove apparentemente terribili, ma che, paragonate all'orrore della guerra, risulteranno quasi piacevoli. 
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Un film intenso ed emozionante, che trasporta in un mondo dominato dai sogni e da una realtà sanguinosa, in cui una bambina di dodici anni (che porta il nome ad un personaggio shakespeariano considerato folle) prende decisioni più sagge e compassionevoli di quelle degli adulti e che, per sfuggire agli orrori della guerra, si rifugia in un regno magico. Con questo film, Del Toro denuncia non solo la guerra, ma anche la crudeltà di coloro che uccidono solo per obbedire ad un ordine, senza sapere che cosa stanno facendo davvero; una vera e propria denuncia alla crudeltà gratuita degli uomini verso gli uomini. Bellissima una delle ultime scene, in cui la decisione di Ofelia di non sacrificare il fratellino per una causa maggiore viene contrapposta alla sua uccisione, che avviene senza un reale motivo, dovuta solamente alla crudeltà del comandante. "Il labirinto del fauno" è un vero e proprio capolavoro, capace di offrirci un punto di vista innovativo sulla guerra, su come essa viene vissuta dai bambini e sui metodi di questi ultimi per sfuggirvi.
                                                                                                 -Lizzie

lunedì 26 marzo 2018

La frase della settimana


"Gli alberi hanno radici,
   Gli uomini hanno gambe"   
   -Detto Algerino

-Fleur

lunedì 19 marzo 2018

La frase della settimana

"Altro che saggio. Te l'ho detto, io non so niente. Conosco i libri e so come mettere insieme le parole, ma questo non vuol dire che io sappia parlare delle cose che contano di più per me"
                                  André Aciman, "Chiamami col tuo nome"
                                                                                                -Lizzie

lunedì 12 marzo 2018

mercoledì 7 marzo 2018

Più Oscar alle registe

Nella notte tra domenica 4 e lunedì 5 marzo si è svolta la novantesima edizione degli "Oscar", l'evento cinematografico più atteso dell'anno; tra i candidati per la statuetta di "Miglior regia", spiccava il nome di Greta Gerwig e la notizia che più mi ha sconvolta è che lei è solamente la quinta donna, in 90 edizioni, a concorrere per l'Oscar in questa categoria che, a quanto pare, sembra essere una prerogativa maschile. La domanda che sorge spontanea è :<< Le donne sono incapaci di dirigere un film?>> e la risposta che dovrebbe essere altrettanto spontanea è <<Certo che no>>, visto che nel mondo del cinema spiccano diversi nomi di donne celebri, da Patty Jenkins, la quale ha diretto un colossal come "Wonder Woman" (film della DC FILM), fino a Leni Riefenstahl, la regista "ufficiale" del regime nazista ( ricordate il film "Race- il colore della vittoria"? Lei è la regista incaricata di realizzare il film delle olimpiadi), dotata di incredibile talento tecnico nella realizzazione dei documentari propagandistici (non sto parlando dell'ideologia che trasmetteva, ma della sua abilità nel dirigere un film, cosa totalmente diversa). La prima donna candidata all'Oscar come "Miglior Regia" fu Lina Wertmuller, nel 1977, con il film "Pasqualino settebellezze" e seguita , nel corso degli anni, da Jane Campion con "Lezioni di Piano", Sofia Coppola con "Lost in translation" e,nel 2010, la prima (e al momento l'unica) a vincerlo: Kathryn Bigelow con "The hurt locker". Cinque donne in novanta edizioni è un troppo basso, un numero che deve farci riflettere: perché quello del regista è considerato un lavoro da uomo? Perché spesso le donne vengono ritenute incapaci di dirigere e coordinare un film? Perché ancora oggi, nel 2018, dopo svariate lotte per la parità, non viene quasi mai affidata a delle donne la regia di grandi pellicole cinematografiche? Greta Gerwig ha detto che si augura che tante ragazze trovino il coraggio di buttarsi nel mondo della regia e anch'io me lo auguro. Abbiamo bisogno di più registe donne. Abbiamo bisogno di più donne che trovino il coraggio di lanciarsi in quello che viene ancora considerato un lavoro "da uomini" e dimostrino che non esistono lavori "da uomo" o "da donna". 
                                                                                 -Lizzie

lunedì 5 marzo 2018

La frase della settimana

"Vorresti dirmi di grazia quale strada prendere per uscire di qui?"
"Dipende soprattutto da dove vuoi andare"
"Non mi importa molto...."
"Allora non importa che strada prendi"
".... Purché arrivi in qualche posto"
"Ah, per questo stai pure tranquilla, basta che non ti fermi prima"
                               Alice nel paese delle meraviglie (Lewis Carroll)
                                                                                  -Lizzie

sabato 3 marzo 2018

"Loving, Vincent"



"Loving, Vincent"

Registi: Dorota Kobiela e Hugh Welchman
Scritto da: Dorota Kobiela, Hugh Welchman e Jacek Dehnel
Cast: Douglas Booth, Jerome Flynn, Saoirse Ronan, Robert Gulaczyk, Helen McCrory, Eleanor Tomlinson, Aidan Turner


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Sono passati ormai due anni dal suicidio di Vincent Van Gogh quando il suo postino entra in possesso di una lettera, scritta dal pittore e indirizzata al fratello Theo, che non era mai stata inviata. Turbato, l'uomo chiede al figlio Armand di recarsi a Parigi e consegnare la lettera al destinatario ed il ragazzo, seppur controvoglia, intraprende il viaggio verso la capitale, dove apprenderà una notizia scioccante: Theo Van Gogh è morto; rattristato da questa scoperta, Armand decide di recarsi ad Auvers, ultimo luogo in cui il pittore ha vissuto, per consegnare la lettera allo psichiatra di Vincent, la persona più vicina a lui dopo il fratello. Tuttavia, quello che sembrava un semplice viaggio, volto a consegnare una lettera scritta da un defunto, diventa qualcos'altro: una ricerca, per tentare di capire che cosa sia davvero successo al pittore e se la sua morte, che lo stesso Vincent aveva descritto come un suicidio andato male (non era deceduto sul colpo, ma diverse ore dopo), non sia in realtà un caso di omicidio. Le informazioni che il giovane Armand riuscirà ad avere provengono dagli abitanti del paese e le diverse versioni sembrano in contrasto tra loro. Eppure, indipendentemente da cosa troverà, il ragazzo svilupperà un legame molto particolare con il pittore, un legame profondo che lo segnerà irreversibilmente.
Realizzato come se fosse un quadro di Van Gogh (la maggior parte delle ambientazioni sono davvero copie fedeli delle sue opere), questo cartone-film, recitato da attori veri e propri, mette in luce la tragica storia del pittore olandese, oggi conosciuto da tutti e poco apprezzato dai suoi contemporanei. Un film che porta sullo schermo la psicologia di un uomo, del quale tutti sanno il nome, ma che in pochi "conoscono"; non solo questo: fondamentale è la popolazione del paese, ognuno con la sua opinione riguardo a Vincent e al suo suicidio, una caratteristica tipica dei paesi piccoli, nei quali si trovano diverse varianti dello stesso fatto. Un film che non parla delle opere di Vincent Van Gogh, ma racconta di lui, della sua vita, della sua sofferenza e della sua "follia"; un film che parla di un uomo che non è solo un pittore. Sicuramente una delle migliori pellicole del 2018.
                                                                                                   -Lizzie
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Scena del film, in cui si nota l'ambientazione all'interno delle opere di Van Gogh
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