"Nonluoghi,introduzione a un'antropologia della surmodernità"
Autore: Marc Augé
Pubblicazione: 1992
In questo testo, pubblicato nel 1992, Marc Augé analizza le società attuali attraverso i paradigmi della surmodernità. Il testo è suddiviso in tre capitoli: "Il vicino e l’altrove", "Il luogo antropologico" e "Dai luoghi ai nonluoghi",con un'introduzione aggiunta dallo stesso Augé nel 2008 in cui tratta i fenomeni e le trasformazioni sociali attuali ed il fenomeno della “globalizzazione”.
Il saggio inizia con un esempio di nonluogo: il signor Pierre Dupont (la versione francese di Mario Rossi) ritira dei contanti ad un bancomat, sale in macchina ed imbocca l'auostrada che pagherà con la sua carta di credito, lascia l'auto al parcheggio dell'aereporto e dopo aver superato tutti i controlli di routine, si reca al duty free shop,dove potrà acquistare alcuni prodotti a prezzo ridotto ed inizia ad avviarsi verso l'imbarco del suo volo. Una volta sull'aereo, Pierre Dupont sfoglia la rivista della compagnia aerea, in cui sono elencati i prodotti da comprare a bordo ed i reportage di alcuni viaggi, ed un giornale d'attualità prima di indossare le cuffie e perdersi tra le note di un concerto. Naturalmente,nella maggior parte delle sue azioni in aereoporto, Pierre Dupont ha dovuto costantemente provare la sua identità,quasi come se fosse colpevole di un crimine; questa è una delle caratteristiche dei nonluoghi elencati da Augé.
Nella prima parte del saggio, l'antropologo francese elenca semplicemente le caratteristiche dell'antropologia classica e spiega le difficoltà con cui si deve scontrare un antropologo che,come lui, vuole studiare le società globalizzate.
Augé attribuisce ad un luogo tre caratteristiche: esso è identitario, ossia in grado di individuare l’identità di chi lo abita, è relazionale, cioè stabilisce una reciprocità dei rapporti tra gli individui in virtù della comune appartenenza, ed è storico, cioè conserva la consapevolezza delle proprie radici in chi lo abita. Questa definizione di luogo risulta semplice da trovare nelle società non industrializzate, le quali sono solitamente l'oggetto di studio prediletto dagli etnologi, ma nella nostra società occidentale risulta difficile trovare un luogo che corrisponda a tutte queste caratteristiche, soprattutto nelle grandi metropoli in cui gli abitanti provengono da etnie differenti, non si conoscono tra loro e pertanto non condividono una vera e propria cultura comune. Ormai i centri storici delle principali capitali europee hanno perso la loro identità passata nel processo di globalizzazione: Londra, Parigi, Milano e Roma hanno uno stile di vita molto simile tra loro e ciò la sensazione della solitudine in ciascuno di noi quando vediamo gli negozi, le stesse macchine ed oggetti meccanici che diminuiscono il contatto diretto tra le persone. Le città' rispondono alle esigenze del uomo contemporaneo in modo da facilitarli la vita ed i monumenti storici perdono il loro valore avendo accanto i segni del modernismo; ciò che accade nelle città, precisa Augé, non avviene spesso nei paesi piccoli, in cui tutti i monumenti più importanti si trovano nel "centro", il quale racchhiude tutti gli edifici che simboleggiano un'autorità, dal da quella civili (municipio) a quella religiosa (chiesa). Questa suddivisione è molto diversa a Parigi, la città presa come esempio dall'antropologo, poichè essa non ha un vero e proprio centro ed i monumenti più importanti sono sparsi in diverse zone della città spesso molto lontante tra loro; inoltre a Parigi ogni arrondissements ha una propria "personalità" ed è completamente diverso dagli altri. Per Augè il rapporto con la storia che <<ossessiona i nostri paesaggi è una fase di estetizzazione e, simultaneamente, di desocializzazione e artificializzazione>> poichè, sempre a Parigi, vengono contemplati sia Ugo Capeto, primo re di Francia, che la rivoluzione del 1789 che decapitò il re e pertanto, come diceva lo scrittore e politico Malraux, le nostre città si sono trasformate in musei proprio mentre sono aggirate da tangenziali, treni e autostrade.
Infine Augé spiega che questi luoghi storici sono allo stesso tempo luoghi e nonluoghi, un po' come tutta la realtà concreta che ci circonda: la possibilità del nonluogo si trova in qualsiasi posto ed il ritono al luogo è il rimedio è <<il rimedio a cui ricorre il frequentatore di nonluoghi>>. La surmodernità,la quale è simultanea alle tre figure dell'eccesso (sovrabbondanza di avvenimenti,sovrabbondanza spaziale,individualizzazione dei riferimenti)trova la sua completa espressione nei nonluoghi; attraverso i nonluoghi transitano parole ed immagini che si radicano nei luoghi in cui gli uomini costruiscono parte della loro vita quotidiana. La surmodernità ha a che fare solo con individui identificati, localizzati e socializzati (nome, professione, luogo di nascita,ecc...) all'entrata o all'uscita di un certo spazio e questo è uno dei motivi per cui, in caso di attentati terroristici, sono proprio questi nonluoghi ad essere presi di mira: in essi si trovano numerosi individui ogni giorno e pertanto risulta adatto ad un attentato poichè che lo compie solitamente rivendica forme di socializzazione e nuove localizzazioni che rappresentano una negazione del loro ideale. In sostanza,il nonluogo è il contrario dell'utopia: esiste e non accoglie alcuna società organica; la conclusione che trae Augè è che: <<Non esistono luoghi o nonluoghi in senso assoluto. Il luogo degli uni può essere il nonluogo degli altri e viceversa. Oggi nell’era digitale, gli spazi virtuali di comunicazione, poi, permettendo agli individui di scambiarsi messaggi, di mettersi in contatto tra loro, non possono facilmente essere definiti nonluoghi.>>
-Lizzie

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